Ero appena tornato da New York a Roma quando ho letto che il Presidente Obama e sua moglie Michelle avrebbero probabilmente trascorso del tempo in Toscana. Ho accarezzato l’idea di poterli accompagnare in una delle mie degustazioni ma come sono atterrato a Firenze le urgenze a lavoro e le mie due favolose priorità -i miei figli Daphne e Milo- hanno avuto la meglio.

Tra jet-lag ed una naturale difficoltà a mettere il cervello a riposo, non riesco a prendere sonno e decido di cercare la mail dell’ex ambasciatore degli Stati Uniti John Phillips che avevo conosciuto a Washington durante un evento di beneficenza a cui avevo partecipato otto anni fa.

John Philips è un avvocato ed una persona straordinaria, coinvolta da una vita ad aiutare le persone in difficoltà. L’ho conosciuto durante una delle quaranta cene a cui ogni anno partecipo abbinando i vini italiani a quaranta cucine di tutto il mondo per beneficenza.
Il fatto è che non avevo più sentito John da quando era diventato ambasciatore e dunque ho esitato a mandargli una mail in cui mi candidavo alla grande impresa.
Passati due giorni dalla mail, durante una degustazione di Negroamaro in Puglia, ricevo una chiamata con un prefisso 0577: “Ciao Filippo sono John, long time no see!”
Sale l’adrenalina e il tasso di felicità: l’intraprendenza ogni tanto paga.

Nessuna mail segue la nostra telefonata ma solo un accordo al telefono che prevedeva il mio silenzio assoluto di raccontare questo evento se non dopo la sua conclusione: “you can’t tell anyone about this until is done, ok? And one more thing…your Chef for the night
is going to be Massimo Bottura, please get in touch with him to coordinate matching food and wine, you think you can do that?”

Ho conosciuto Massimo cinque anni fa a Londra durante una degustazione dell’appena nato Coevo dell’Azienda Cecchi.

Avevo disegnato per l’occasione una verticale di Cabernet Sauvignon chiantigiano dagli anni ’80 ed un’anteprima di Sangiovese e altre varietà da singoli vigneti maremmani per arrivare a presentare il nuovo Supertuscan ad un nutrito gruppo di Master of Wine ed altri colleghi della stampa.
I vini partivano da un grado intenso ad un blu/porpora intensissimo e decisi di guidare l’assaggio ispirato dal colore. Massimo cucino alcuni dei suoi piatti più celebri da affiancare ai nove vini in assaggio.
La sua energia mi elettrizzò: “una degustazione a colori? Sei un grande, vedrai che ci divertiamo!”
Alla fine della serata ci incontrammo casualmente a mezzanotte a mangiare dim-sum in una Londra battuta da una pioggia incessante. Da allora ho assaggiato i piatti di Bottura ogni anno e seguito la sua straordinaria ascesa.
Ho fatto assaggiare Coevo tra aperitivo e cena perché è stato il vino che mi ha fatto conoscere Massimo.

Averlo in cucina per gli Obama è stato un evento nell’evento!

All’inizio mi ha fatto chiaramente capire che c’erano troppi vini (dieci) ma l’ho rassicurato che ne avrei presentati cinque in aperitivo e cinque durante la cena.

“Cosa mi abbini alla vitella – “Beautiful Psychedelic Veal, Not Flame-Grilled”-?” mi chiede come per testarmi. Rispondo: “Chianti Classico Castello di Ama 2008 e Sassicaia 2009. Il primo per celebrare il suo insediamento alla Casa Bianca ed il secondo per celebrare il Premio Nobel per la pace conferitogli in quell’anno”
Il suo volto diventa più disteso ma va avanti: “e con la parte croccante della lasagna?” Un piatto incredibile che Massimo ha concepito per far emergere i sapori ed i ricordi di quando da bambini, credo qualunque italiano, non veda l’ora di poter fregare dalla teglia la parte più buona delle lasagne.
Scelsi il Carricante Bonora Tasca d’Almerita e la Ribolla di Gravner 2012 per festeggiare il “second term”.

“Perfetto, andiamo a lavorare”!

Saranno stati cinque minuti ma sono durati come due ore. Riguardandolo a 

distanza di qualche mese sento ancora il sapore inconfondibile del dietro le quinte dei grandi eventi, quelli che senti dentro fin da subito che nonostante qualunque difficoltà andranno bene, perché non possono andare male! È una sensazione bellissima quella di non vedere l’ora di fare l’esame, l’ho provata qualche rara volta all’Università e negli ultimi anni molte volte prima di andare sul palco.
Detto questo, dal momento in cui ho attaccato la telefonata con Phillips ho trascorso una settimana difficilissima e l’impresa è stata possibile portarle a termine grazie al supporto organizzativo delle persone che lavorano con me a LeBaccanti Tours. La mia socia Vanes

sa Held è riuscita a gestire l’arrivo di questo evento improvviso evento straordinario tenendo la squadra compatta durante uno dei momenti più cruciali della stagione turistica.

Così mentre l’ufficio lavorava per sdoganare le procedure di sicurezza per poter fare l’evento e gestiva la logistica per l’arrivo di alcuni vini, io sono partito alla volta del Piemonte per portare in Toscana il Barolo 1961 di Oddero. Un vino dal tocco delicatissimo
con una sensazione di seta profumata di rosa essiccata, tartufo bianco, sottobosco ed amarene.

La serata sarebbe stato un vero e proprio viaggio in Italia attraverso dieci grandi vini che avessero un significato importante per i partecipanti della serata. In questo caso era l’annata del Presidente. Tra l’altro una delle più grandi annate mai avute in Europa ed ovviamente le Langhe non sono state da meno. Tre bottiglie perfette. La mia emozione nell’aprirle è stata grandissima.
Lo è sempre ogni volta che apro queste bottiglie straordinarie, prodotte da persone incredibili in anni in cui la campagna italiana viveva ancora come nel cinquecento.
A quattrocento chilometri di distanza, tre anni dopo veniva prodotto un altro grandissimo vino italiano: il Brunello di Montalcino di Col d’Orcia 1964.

Un vino carnoso, ancora denso, pieno di frutto e di ricordi di sottobosco e macchia mediterranea.
I vini sono stati serviti in bendata e tutti gli ospiti sono rimasti sorpresi dell’età. Incredibilmente a ciascuno dei coniugi Obama è piaciuta, senza saperlo proprio la rispettiva annata. Entrambi, una volta scoperte le carte, si sono però dolcemente congratulati con la gioventù che ciascuno dei due vini mostrava.
La cosa più sorprendente degli Obama è la loro gentilezza, educazione e presenza.
Gentilezza evidente tra di loro, con i loro ospiti e con tutti noi che eravamo a lavorare.

Ho aperto la degustazione in un salotto allestito con poltrone, sedie e divani come in un semi anfiteatro con i vini sul palco ed io accanto.
Dopo una decina di minuti di convenevoli, gli ospiti si sono seduti e mi è stato chiesto di cominciare la serata.
Ho esitato qualche attimo perché era evidente un’assenza importante, quella del Presidente.
Per un attimo mi sono scoraggiato, poi mi son detto letteralmente: “beh, era prevedibile, sicuramente c’è stato un impegno più importante da seguire”.
La mia esitazione è stata notata: Michelle mi sta guardando cordialmente dritta negli occhi, poi con un sorriso ed un cenno ad un lieve cenno mi invita ad iniziare.
Esito ma parto, che altro potevo fare…
Chiedo alla mia squadra favolosa: Benedetta, Vanessa, Andrea e Giovanni di cominciare a servire la Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2005.
Dovevo cominciare con una bollicine. Avevo messo in campo cinque o sei soluzioni tra cui un paio di Franciacorta. Poi ho scelto uno degli spumanti che nei miei anni di assaggi con l’Espresso mi ha sempre sorpreso nelle finali in bendata per la sua classe, pulizia e beva complessa e trascinante.
Uno Chardonnay piantato alla fine dell’800 su un Maso a quasi 600 m di altezza nelle immacolate valli trentine dove la viticoltura è condotta con il divieto assoluto di pesticidi. Volevo un vino del Nord per raccontare questa parte d’Italia con i suoi profumi di mela renetta, di pesca sciroppata, di miele d’acacia e di qualche profumo leggero di pasticceria secca. Uno Chardonnay in purezza che sosta per quasi 10 anni sui lieviti e che conosco per la sua straordinaria capacità di durare nel tempo e la cui prima etichetta nasce proprio nella mia annata, il 1972.
Finisco di raccontare questo primo pezzo de “Lo Straordinario viaggio del vino Italiano”, quando compare il Presidente che ovviamente accolto da tutti subito dice: don’t mind me, carry on!

Questo è stato l’unico momento in cui ho perso il filo del discorso e ho sentito l’importanza dell’evento e un tocco di paura con la bocca che mi si è asciugata.
È durato un attimo perché Michelle mi ha subito rimesso in riga chiedendomi di spiegare meglio come si generano i profumi del vino.
Torno nella sala e rispondo alla domanda.
Mentre stiamo per assaggiare il rosé 18 Fanali 2012 di Apollonio.
Il viaggio italiano dove rappresentare anche tutti gli stili di vino possibili e per il rosé, ho scelto la nostra terra d’elezione per questa tipologia: il Salento. Un vino che mi ha stregato quando qualche hanno fa ne assaggia una bottiglia del 1975 in condizioni perfette. Un rosé che dai profumi di amarena e vaniglia con note di spezie orientali ed inaspettate capacità d’invecchiamento.
La degustazione procede a questo punto con un ritmo perfetto. Gli ospiti stanno cercando di indovinare l’identità del vino misterioso e stanno interagendo tra loro.
Obama ne approfitta e mi invita ad avvicinarmi. “Let me ask you a question: do you think you can bring me up to speed with how to find out about the age of a wine?”
Ho chiesto di poter tenere per un attimo in mano il suo calice e sulla manica della sua camicia bianca ho parlato dell’unghia del vino e dei mille motivi per cui il colore cambia. Credo che questo sia stato il momento più surreale della serata per me.
In quel momento stavamo assaggiando il Sagrantino di Montefalco 25 anni 2010 di Arnaldo Caprai.
Il giorno in cui mi è arrivata la conferma definitiva ero proprio a Montefalco per fare da allenatore di vino per i giornalisti della tappa enologica del Giro d’Italia.
Marco Caprai ha da sempre seguito con attenzione i miei viaggi in America credendo fin dal primo giorno nell’idea di quello che allora chiamavo Italy at Your Table -oggi diventato  The Amazing Italian Wine Journey-: cicli di degustazioni in alcune delle più prestigiose tavole americane che mi hanno portato dal Metropolitan Museum alla Casa Bianca passando per moltissime case private. Un’idea semplice e cioè promuovere il vino italiano mettendo l’Italia insieme sotto uno stesso tetto.

Dopo circa un’oretta Vanessa mi riporta sulla terra e mi fa cenno che Massimo è pronto con alcuni piccoli piatti. Mi giro e lo vedo con la coda dell’occhio mentre fa arrivare i piatti. Lascio spazio alla cucina di Massimo Bottura: Pollo alla cacciatora nella forma di macaron con borlenghi croccanti, per passare a Ricordo di un panino alla mortadella, e Parmigiano Reggiano 36 mesi di Rosola con aceto balsamico tradizionale di Modena Villa Manodori.
Chiudiamo la degustazione con una piccola cerimonia di premiazione per il vincitore del gioco dei vini misteriosi: Michelle ed una sua amica si aggiudicano la statuetta in bronzo del Bacco di Michelangelo della Galleria Frilli di Firenze.
Accompagno gli ospiti al piano di sopra per la cena. Bottura mi guarda e punta il dito sull’orologio: “Filippo sono le otto e mezzo”!

Effettivamente la degustazione è andata avanti per un’ora e mezzo ma le domande incalzanti e l’interesse degli ospiti è stato sinceramente abbastanza difficile da contenere.
Sua moglie Lara, che aveva partecipato alla degustazione, arriva in mio soccorso con un super sorriso, Massimo mi da una pacca sulla spalla e scappa in cucina.
Tiro un sospiro di sollievo e mi sposto in sala facendomi a questo punto del colore della parete, rimanendo a disposizione per eventuali domande degli ospiti sui vini che, puntualmente sono arrivate.
Comincia la festa della creatività straordinaria di Bottura e dell’Osteria Francescana: Autumn in Nyc …Spring in Tuscany, piselli, menta, latte di capra ed erbe aromatiche che ricordano i colori del Farmers Market di Union Square.
Le note lievemente agrumate con un ricordo di salmastro ed una lieve sapidità del Tascante Buonora 2016 sono state l’accompagnamento di questo piatto.
Quindi è entrato in scena uno dei piatti storici della Francescana: Le cinque stagionature del Parmigiano in differenti consistenze e temperature accanto alla Ribolla di Gravner 2012 -come ricordo del “second term” di Obama alla Casa Bianca-. Un vino dalla dai profumi spiccati di erbe aromatiche, di fiori gialli, frutta bianca fresca e datteri, ma soprattutto un vino dalla personalità caleidoscopica, di grande struttura e che cambia ogni minuto con una persistenza straordinaria proprio come il piatto di Massimo.

Segue La parte croccante della Lasagna, il sogno segreto di ogni bambino la domenica mattina, che ho abbinato alla freschezza e l’eleganza del Chianti Classico del Castello di Ama 2008 con il quale il Sangiovese diventa leggiadro, trasparente e ricco di preziosa mineralità.

A questo punto Obama mi chiede: “why do I like all these wines so much?” Perché sono vini che adoro abbinati ai piatti di uno dei più talentuosi chef del mondo!

A questo punto torno in cucina dove Massimo sta preparando la Spin painted veal, chianina ‘colorata’ all’esterno per simulare il il nero della griglia, una tecnica in omaggio al pittore Damien Hirst (sembrava alla griglia ma era sous vide).
Con un leggero tono di sfida Bottura mi chiede: che vino abbini alla vitella? “Ho giocato facile Massimo”, rispondo, “una magnum di Sassicaia del 2009, dai profumi di mora selvatica, un tocco lieve di peperoni verdi, un profumo gentilissimo di vaniglia e, soprattutto, una bocca setosa, morbida ma reattiva”.

Massimo mi regala un sorriso a denti stretti complice e felice.

Di qui passiamo alla Caesar salad in bloom con vinaigrette di camomilla e infine il dolce: Oops, ho rotto la crostatina di limone. Per concludere con il Sorbetto modenese: tortellini in crema di parmigiano come gran finale con il mitico Lambrusco di Modena 36 di Cantina della Volta che Massimo ha personalmente portato a tavola per un omaggio al territorio e ad un grande vino ahimè troppo bistrattato.
Si conclude lo Straordinario viaggio dei vini e aggiungo dei piatti d’Italia.
Le storie dei produttori di vino sono la storia d’Italia, esse raccontano l’evoluzione del nostro paesaggio, i differenti stili di architettura, la cucina millenaria e diversi modi di parlare e stare a tavola.

L’Italia non ha nelle proprie vene il concetto di squadra tanto forte come hanno i francesi con la loro equipe, gli anglosassoni con il loro team-work.

“Lo straordinario viaggio del vino Italiano” è un progetto di squadra. Sono convinto che il progetto di lunga durata si vince se riusciamo a mettere insieme l’Etna con le Dolomiti, il Salento con le Langhe e a promuovere l’Italia come sistema.